Cassette di sicurezza: definizione
Le cassette di sicurezza rappresentano un servizio che la banca fornisce ai propri clienti in virtù di un contratto consensuale a esecuzione continuata. Il servizio prevede che il cliente possa inserire personalmente i propri beni nella cassetta, senza che l’istituto di credito possa controllarne il contenuto, se non per i limiti stabiliti dal contratto.
Riferimenti normativi
Il servizio delle casette di sicurezza offerte dalla banca è disciplinato dai seguenti articoli del Codice civile:
- art 1839 c.c: cassette di sicurezza
- art 1840 c.c: apertura della cassetta
- art 1841: apertura forzata della cassetta
Cassette di sicurezza e responsabilità della banca
A differenza di un semplice deposito, questo accordo vincola la banca a una responsabilità elevata. La banca infatti risponde per l’adeguatezza e la sorveglianza dei locali, ma anche per l’integrità della cassetta stessa. Può liberarsi da tale responsabilità solo dimostrando che il danno è stato causato da un caso fortuito, ossia un evento imprevedibile e irresistibile. Il furto non è considerato un caso fortuito, in quanto le cassette di sicurezza sono concepite proprio per evitarlo. Eventi naturali come un terremoto, invece, rientrano invece in questa categoria.
Lo ha confermato la Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 17207/2024, in cui ha chiarito che la banca è potenzialmente responsabile per la sottrazione di beni da una cassetta di sicurezza a causa di un furto. L’istituto di credito infatti non può invocare il furto come un caso fortuito, poiché è un evento prevedibile e, quindi, prevenibile, considerata la natura stessa del servizio offerto. Per liberarsi da ogni responsabilità, la banca deve dimostrare un caso fortuito non prevedibile, come un terremoto o un’alluvione.
Intestazione multipla delle cassette di sicurezza
Se una cassetta è intestata a più persone, la legge permette a ciascun cointestatario di aprirla individualmente, a meno che le parti non abbiano convenuto diversamente. Questo criterio si basa sulla disciplina del mandato conferito a più soggetti. Se gli intestatari desiderano, possono stipulare un accordo specifico che preveda l’apertura solo con il consenso di tutti. Se quindi un cointestatario si oppone, la banca ha l’obbligo di impedire l’apertura fino alla risoluzione della disputa.
La Corte di Cassazione nel provvedimento n. 13614/2013 ha chiarito inoltre che la cointestazione di una cassetta di sicurezza o di un conto corrente autorizza ciascun intestatario a compiere operazioni, come prelievi o aperture. La contestazione però non conferisce un diritto di proprietà sui beni o sulle somme. Se quindi un cointestatario sa che il contenuto appartiene a un’altra persona, non può disporne come se ne fosse il proprietario legittimo.
Morte dell’intestatario: cosa accade?
In caso di morte di uno degli intestatari, la banca non può più consentire l’apertura della cassetta se ha ricevuto una comunicazione del decesso. L’apertura è possibile solo con il consenso di tutti gli aventi diritto, inclusi gli eredi del defunto, oppure tramite le modalità stabilite dall’autorità giudiziaria. Queste norme tutelano sia la banca, evitando contenziosi, che gli interessi degli eredi.
In relazione alla morte dell’intestatario della cassetta e alle vicende successive al decesso, la Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 12599/2021 ha precisato che secondo la legge italiana (art. 2935 c.c.), il termine per far valere un diritto (prescrizione), inizia solo quando il titolare ne ha la possibilità concreta. Pertanto, se uno degli eredi (figlio) scopre che un altro erede (sorella) ha svuotato la cassetta di sicurezza della madre prima della morte di quest’ultima, l’erede può agire legalmente contro la sorella e la banca solo da quando ha la certezza del fatto, rappresentato nel caso di specie dal momento in cui ha avuto conoscenza della sottrazione. Ne consegue che la prescrizione del suo diritto al risarcimento ha inizio a decorrere da tale data, non da un momento precedente.
Scadenza del contratto e apertura forzata
La legge disciplina inoltre l’apertura forzata della cassetta dopo la scadenza del contratto. Il potere della banca non è arbitrario, la stessa infatti deve continuare a garantire la custodia e non può aprire la cassetta immediatamente. Deve prima intimare l’intestatario, anche tramite raccomandata per porre fine al servizio. Se passano almeno sei mesi dall’intimazione, la banca può chiedere al tribunale l’autorizzazione all’apertura. L’apertura avviene con l’assistenza di un notaio, nominato dal giudice. Il giudice può anche stabilire cautele specifiche per proteggere gli interessi del cliente. Il tribunale inoltre può dare disposizioni per la conservazione dei beni e ordinare la vendita di quelli necessari a coprire i canoni scaduti e le spese legali. da parte sua la banca non ha alcun diritto di ritenzione sugli oggetti. In questo modo si tutela la proprietà del cliente.
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