cedolare secca

Cedolare secca: la guida Cedolare secca: cos'è, a quali immobili, contratti e soggetti si applica, quanto dura, cosa comporta e come si paga

Che cos’è la cedolare secca?

La cedolare secca è un regime fiscale facoltativo che riguarda i redditi derivanti dai contratti di locazione. Chi sceglie di applicare la cedolare secca paga un’imposta che va a sostituire l’IRPEF e le addizionali relative al reddito dell’immobile.

Normativa di riferimento

La principale fonte normativa della cedolare secca è il decreto legislativo n. 23/2011 che contiene le disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale. A questa si sono susseguite varie norme, leggi e leggi di bilancio, circolari, provvedimenti e risposte di interpello dell’Agenzia delle Entrate che ne hanno delineato il regime di applicazione.

Durata della cedolare secca

I contratti a cui viene applicato questo regime agevolato non pagano l’imposta di registro e il bollo, né in fase di prima registrazione del contratto né nelle eventuali fasi successive di proroga e risoluzione. Ogni anno, successivo al primo, il locatore può comunque decidere di conservare il regime agevolato o di rinunciarvi. E’ anche possibile optare nuovamente per la cedolare secca dopo la rinuncia nelle annualità a seguire.

Cedolare secca: effetti

Chi decide di optare per questo regime fiscale non può aggiornare il canone di locazione per tutta la durata di vigenza dell’opzione, anche se nel contratto è previsto. Non è possibile applicare neppure la variazione ISTAT che si riferisce ai prezzi al consumo per le famiglie di impiegati e operai dell’anno precedente.

Aliquote e contratti di locazione

Il regime della cedolare secca prevede aliquote agevolate differenziate soprattutto in base tipo di contratto di locazione.

L’aliquota dell’imposta sostitutiva Irpef è del 10% se le parti stipulano un contratto a canone concordato. Questo tipo di contratto è applicato solo in determinati Comuni caratterizzati da un’alta tensione abitativa, da una carenza di immobili ad uso abitativo, o dalla presenza di studenti universali e lavoratori che stipulano contratti di breve durata, da uno a diciotto mesi, per soddisfare esigenze transitorie.

L’aliquota è del 21% per i contratti a canone libero, che non sono quindi soggetti a vincoli e limiti particolari e per le locazioni di un solo immobile che il locatore mette a disposizione per affitti brevi (durata inferiore a 30 giorni).

L’aliquota più elevatezza del 26% è prevista per i contratti di locazione breve, dal secondo al quarto immobile locato. L’affitto breve di 5 immobili o più è infatti è considerata attività imprenditoriale

Cedolare secca e immobili

Il regime della cedolare secca non è applicabile a tutte le tipologie di immobili. Si tratta di un’opzione che interessa solo gli immobili ad uso abitativo appartenenti alle categorie catastali comprese da A1 a A11 (ad eccezione della categoria A10 che si riferisce agli immobili destinati a uso ufficio). Il beneficio fiscale si estende anche alle pertinenze di questi immobili se le stesse vengono locate insieme all’immobile o con un contratto successivo e diverso tra le stesse parti del contratto. In quest’ultimo caso, nel contratto di locazione della pertinenza è necessario precisare che la stessa si riferisce all’immobile locato e che è presente un vincolo pertinenziale.

Cedolare secca: per quali soggetti?

La cedolare secca è prevista per i contratti di locazione stipulati con persone fisiche, salvo limitate eccezioni. Non è applicabile ai conduttori che svolgono attività di impresa o di lavoro autonomo.

Il regime può essere applicato inoltre in favore di cooperative edilizie o enti senza scopo di lucro che concedono in sublocazione gli immobili a studenti universitari.

Pagamento della cedolare secca

Il locatore paga la cedolare secca in sede di dichiarazione dei redditi. Se l’importo dovuto per la cedolare riferita all’anno precedente supera l’importo di 51,65 euro il pagamento deve essere effettuato:

  • entro il 30 novembre purché l’importo sia inferiore a 257, 52 euro con un pagamento unico.

Se invece l’importo supera i 257,52 euro il pagamento deve essere effettuato nelle seguenti modalità:

  • acconto del 40% entro il 30 giugno (o il 30 luglio maggiorato dello 0,40%)
  • saldo del 60% entro il 30 novembre.

Leggi anche: Locazioni brevi: la guida del fisco

delega unica intermediari

Delega unica intermediari: nuove modalità dall’8 dicembre 2025 Delega unica intermediari: il provvedimento n. 321918/2025 annuncia la data della entrata in funzione delle nuove modalità

Delega unica intermediari: funzionalità dall’8 dicembre 2025

Con il provvedimento n. 321918 del 7 agosto 2025 il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha annunciato la data ufficiale di disponibilità delle nuove funzionalità per la delega unica intermediari, valida per l’Agenzia delle Entrate e per l’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Cosa succede dopo l’8 dicembre

La data di disponibilità delle nuove funzionalità per la comunicazione dei dati relativi alla delega unica agli intermediari è stata fissata per l’8 dicembre 2025. Gli intermediari hanno così un lasso di tempo adeguato per prepararsi al passaggio alle nuove procedure.

  • Fino al 5 dicembre 2025, la gestione delle deleghe (attivazione e rinnovo) può ancora avvenire con le modalità precedenti, ovvero tramite i provvedimenti del 29 luglio 2013 (per il “cassetto fiscale”), del 5 novembre 2018 (per la fatturazione elettronica) e le procedure sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
  • A partire dall’8 dicembre 2025, la comunicazione delle deleghe dovrà avvenire esclusivamente con le nuove modalità previste dal provvedimento del 2 ottobre 2024, modificato da quello del 20 maggio 2025.
  • Il 6 e 7 dicembre 2025 i servizi per la comunicazione delle deleghe saranno sospesi per l’aggiornamento del sistema.
  • Con un avviso successivo, sarà comunicata la data di disponibilità delle funzionalità per la comunicazione della delega per il punto 6.3, lettera b), del Provvedimento del 2 ottobre 2024.
  • In via transitoria, fino al 30 aprile 2026, gli intermediari che non dispongono ancora della delega per il servizio “cassetto fiscale” potranno comunque trasmettere all’Agenzia l’elenco dei contribuenti deleganti. Questo consentirà di acquisire in modo massivo i dati necessari per gli Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale (ISA) per l’anno d’imposta 2024 e per l’elaborazione della proposta di Concordato Preventivo Biennale (CPB) per gli anni d’imposta 2025 e 2026, seguendo le procedure del provvedimento dell’11 aprile 2025.

 

Leggi anche l’articolo dedicato al provvedimento del 2 ottobre 2024 protocollo n. 0375356/2024

amministratore di condominio

Amministratore di condominio più caro: delibera a rischio Il Tribunale di Milano ha annullato la delibera che nominava un nuovo amministratore di condominio con compenso superiore al precedente, ritenendola viziata da eccesso di potere

Il caso deciso dal Tribunale di Milano

Amministratore di condominio più caro: con la sentenza n. 4949 del 17 giugno 2025, il Tribunale di Milano ha dichiarato nulla la delibera assembleare di un piccolo condominio che aveva nominato un nuovo amministratore, stabilendone il compenso in 2.500 euro annui, contro i 600 richiesti dal precedente professionista.

Il giudice ha ritenuto sproporzionata la scelta, tenuto conto che i bilanci condominiali annuali non superavano i 12mila euro, ravvisando così un eccesso di potere nell’intento di avvantaggiare il nuovo amministratore.

Perché la decisione lascia perplessità

L’applicazione del vizio di eccesso di potere in questo contesto suscita critiche. Secondo molti interpreti, la pronuncia rischia di penalizzare la professionalità degli amministratori e di comprimere la libertà dei condomini di scegliere non soltanto in base al costo, ma anche alla qualità e all’efficienza del servizio.

Il principio consolidato in giurisprudenza, infatti, stabilisce che il controllo giudiziario sulle delibere condominiali riguarda solo la legittimità e non il merito delle scelte, che restano affidate all’assemblea come organo sovrano della volontà dei condomini.

Il confine dell’eccesso di potere nelle delibere condominiali

L’eccesso di potere viene normalmente riconosciuto quando la decisione assembleare persegue interessi estranei al condominio o favorisce alcuni condomini a scapito di altri. In tali ipotesi, il giudice verifica che la volontà non sia stata esercitata nell’interesse comune, ma per finalità distorte.

Nel caso milanese, però, la nullità è stata dichiarata confrontando il nuovo compenso solo con quello, eccezionalmente basso e fuori mercato, del precedente amministratore, senza tenere conto dei valori medi praticati a Milano o dei parametri suggeriti dalle associazioni di categoria.

cartella clinica

La cartella clinica incompleta non basta a provare l’errore medico La Cassazione chiarisce che l’incompletezza della cartella clinica non dimostra di per sé il nesso causale. Serve la prova di una condotta colposa astrattamente idonea a causare il danno

Il caso giunto in Cassazione

Cartella clinica: la Suprema corte si è pronunciata su un ricorso presentato dagli eredi di un paziente deceduto dopo un intervento chirurgico per la sostituzione di un pacemaker con un defibrillatore biventricolare.
Gli eredi avevano convenuto in giudizio l’azienda sanitaria, ritenendo che l’evento fosse riconducibile a responsabilità medica. Tribunale e Corte d’appello, però, avevano escluso la colpa dei sanitari, attribuendo il decesso a un evento imprevedibile e inevitabile.

Il ruolo della cartella clinica

Secondo gli eredi, la cartella clinica era inadeguata poiché non riportava esami diagnostici che non erano stati eseguiti. A loro avviso, proprio questa incompletezza provava automaticamente il nesso causale tra condotta medica ed evento letale.
La Cassazione ha respinto tale argomento, chiarendo che l’omessa annotazione di esami mai effettuati non integra, di per sé, un difetto della cartella.

La decisione della Cassazione

Con la sentenza n. 14609 del 30 maggio 2025, la Cassazione ha ribadito che:

  • l’incompletezza della cartella clinica non può essere considerata prova automatica di responsabilità;

  • occorre dimostrare che il professionista abbia tenuto una condotta astrattamente idonea a causare il danno;

  • solo quando la lacunosità della cartella renda impossibile accertare il nesso causale, e vi sia un fumus di colpa medica, il giudice può valorizzarla come elemento probatorio.

Il principio affermato

La Corte ha riaffermato un criterio importante: la responsabilità sanitaria non può fondarsi su mere omissioni formali, ma necessita di un accertamento sostanziale.
Se manca qualsiasi indizio di condotta colposa e l’evento è imprevedibile e inevitabile, l’incompletezza della cartella clinica diventa irrilevante ai fini probatori.

diritto di accedere agli atti

Gli eredi hanno diritto di accedere agli atti dell’amministrazione di sostegno La Cassazione riconosce ai chiamati all’eredità il diritto di accedere agli atti dell’amministrazione di sostegno del de cuius per tutelare il patrimonio e verificare eventuali responsabilità

Diritto di accedere agli atti: il caso e il ricorso

Diritto di accedere agli atti: La Suprema Corte, con la sentenza n. 18563 dell’8 luglio 2025, ha stabilito che i chiamati all’eredità possono accedere agli atti dell’amministrazione di sostegno del defunto.
Nel caso esaminato, due sorelle avevano chiesto di visionare l’intero fascicolo relativo alla gestione patrimoniale e personale del padre, sottoposto ad amministrazione di sostegno dal 2021 e deceduto durante il ricovero in una clinica.

Le istanti miravano a valutare se accettare l’eredità, considerati i debiti segnalati dalla struttura sanitaria, e a comprendere le circostanze del decesso.

Le decisioni di merito

Il Giudice tutelare aveva respinto la richiesta, ritenendo sufficiente l’accesso ai soli rendiconti e ai decreti di approvazione. La decisione è stata confermata dal Tribunale in sede di reclamo.
Le due figlie hanno quindi proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che il diniego le privava di un diritto fondamentale riconosciuto dalla normativa sulla privacy e dal Codice civile.

La pronuncia della Cassazione

La Corte di cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, chiarendo che:

  • il provvedimento che nega l’accesso ha natura decisoria ed è quindi impugnabile;

  • il diritto di accesso spetta agli eredi sia per ragioni familiari meritevoli di protezione (art. 2-terdecies Codice privacy) sia per esigenze di vigilanza e conservazione del patrimonio (art. 460 c.c.);

  • i chiamati all’eredità possono proporre azioni di responsabilità contro l’amministratore di sostegno e impugnare i rendiconti entro cinque anni (artt. 382 e 387 c.c.).

Secondo i giudici di legittimità, l’accesso serve a garantire non solo i rapporti di credito e debito, ma anche il diritto all’identità familiare e alla conoscenza delle vicende che hanno interessato il genitore.

Privacy e interesse familiare

La Cassazione ha sottolineato che il diritto alla protezione dei dati personali non si estingue con la morte, ma può essere esercitato dai familiari per motivi meritevoli di tutela.
Nel caso di specie, negare l’accesso ha significato escludere le figlie dal controllo sulle decisioni assunte durante l’amministrazione di sostegno, con potenziale pregiudizio per la gestione del patrimonio e per la comprensione delle cause del decesso.

Compenso dell'avvocato

Compenso dell’avvocato: spese liquidate sul decisum La Cassazione stabilisce che i compensi professionali dell’avvocato devono essere liquidati in base al decisum e non al petitum

La vicenda processuale

Compenso dell’avvocato: un legale aveva impugnato in Cassazione la decisione con cui la Corte d’appello aveva rideterminato i suoi compensi professionali sulla base del valore effettivo della lite definito dal giudice (decisum) e non in base allo scaglione riferito alla domanda originaria (petitum).

Secondo il ricorrente, il criterio applicato non rispettava le tariffe corrispondenti allo scaglione della domanda, da cui sarebbe derivato un maggiore riconoscimento degli onorari.

La decisione della Suprema Corte

La Cassazione civile, con la sentenza n. 23875 del 2025, ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che le spese devono essere liquidate in base all’esito complessivo del giudizio e al valore della lite riconosciuto in sentenza, cioè sul decisum, non su quanto richiesto e non integralmente accolto.

La regola, ribadisce la Corte, è che il criterio da applicare è quello dell’effettivo risultato della controversia, salvo l’ipotesi in cui l’appello abbia come unico obiettivo ottenere una somma superiore rispetto a quella già riconosciuta in primo grado e venga rigettato. In questo caso, invece, l’appello della parte soccombente era stato parzialmente accolto, giustificando la liquidazione sul decisum.

Compenso dell’avvocato: le motivazioni dei giudici

La Suprema Corte ha evidenziato che il ricorrente non aveva contestato adeguatamente il principio secondo cui le spese si liquidano sul decisum, limitandosi a sostenere che fosse stato applicato un errato scaglione di riferimento. Inoltre, non aveva neppure censurato l’altra ratio decidendi della Corte d’appello, ossia la liquidazione effettuata in funzione dell’esito complessivo del giudizio di secondo grado.

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dl infrastrutture 2025

Dl infrastrutture 2025: cosa prevede Il Dl infrastrutture n. 73/2025 convertito dalla legge n. 105/2025 prevede, tra le varie novità, il censimento degli autovelox

Dl infrastrutture 2025

Il Dl infrastrutture 2025 n. 73, convertito dalla legge n. 105/2025 (Testo coordinato pubblicato sulla GU del 19/07/2025) è legge. Il decreto reca misure finalizzate a “garantire la continuità nella realizzazione di infrastrutture strategiche e nella gestione di contratti pubblici, il corretto funzionamento del sistema di trasporti ferroviari e su strada, l’ordinata gestione del demanio portuale e marittimo, nonché l’attuazione di indifferibili adempimenti connessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza e alla partecipazione all’Unione europea in materia di infrastrutture e trasporti.”

Il testo si composto da 17 articoli dal contenuto variegato. Vediamo le misure più importanti.

Opere pubbliche e contratti

Modificata e integrata la normativa sulla ripresa dell’attività per la creazione del Ponte di Messina.

Per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, il decreto ha istituito un Collegio consultivo tecnico con il compito di prevenire e risolvere rapidamente le dispute tecniche. L’obiettivo è di evitare rallentamenti durante la fase di esecuzione dei lavori.

La Società Stretto di Messina, responsabile della progettazione e realizzazione del ponte che collegherà la Sicilia e il continente, è inserita di diritto nell’elenco delle stazioni appaltanti qualificate.

Introdotto ex novo l’art. 46 bis nel Codice della protezione civile, contenuto nel decreto legislativo n. 1/2018 per disciplinare le procedure di affidamento dei contratti pubblici in occasione delle emergenze.

Modificate infine diverse norme del Codice dei contratti pubblici n. 36/2023.

Trasporti e strade

L’articolo 4 del dl infrastrutture 2025  prevede, in caso di ritardo, un indennizzo automatico di 100 euro per ogni ora (o frazione) che eccede una franchigia di 90 minuti. Questo indennizzo è a carico sia del committente che del caricatore, che ne sono responsabili in solido. L’importo, inoltre, sarà aggiornato ogni anno in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI).

L’art. 5 interviene sulla disciplina della Motorizzazione civile con il fine di migliorane la sicurezza gestionale e informatica.

Dal 2027 al 2041 vengono autorizzate diverse spese per le attività necessarie all’affidamento del contratto Intercity. Spese autorizzate anche per la Gestione governativa della ferrovia Circumetnea.

Diventa facoltativa la scelta di fissare livelli massimi delle tariffe da parte delle compagnie aeree nei confronti di certi passeggeri, per evitare il rialzo dei prezzi.

Previsti interventi di riparazione delle reti stradali di interesse nazionale di competenza dell’ANAS presenti nelle zone alluvionate e terremotate dell’Emilia, delle Marche e della Toscana.

Dl infrastrutture 2025: novità autovelox

Previsto il censimento degli autovelox in uso. Il comma 3 bis dell’articolo 5 si propone di individuare il numero degli autovelox effettivamente in uso, individuare quelli non conformi e comprendere quale impatto hanno sulla sicurezza dei cittadini le nuove regole che riguardano l’omologazione di questi strumenti.

Concessioni demaniali e mare

Disposto l’aggiornamento dei canoni per le concessioni balneari mediante l’indice dei prezzi della produzione industriale in assenza “della  produzione  e  diffusione dell’indice da parte dell’Istituto nazionale di  statistica  (ISTAT).”

La Commissione tecnico-consultiva competente opererà presso l’Autorità per la Laguna di Venezia – Nuovo magistrato alle acque.

Si autorizzano in favore della società RAM le spese necessarie per l’economia del mare, per il trasporto marittimo e fluviale e per l’assunzione di nuovo personale.

Concessioni autostradali

L’Articolo 11 modifica la legge sulle concessioni autostradali (L. 193/2024) per:

  • chiarire il valore di subentro;
  • obbligare all’adeguamento;
  • rinviare al sistema tariffario ART;
  • permettere lavori transitori;
  • armonizzare le procedure.

Dl infrastrutture 2025: energie rinnovabili

L’articolo 13 del Decreto Legislativo n. 190/2024 (TU FER) modifica la normativa sulle aree per impianti a energie rinnovabili (FER), in particolare quelle di accelerazione, per allinearsi alle direttive europee.

Misure per lo sport

L’amministratore delegato della società infrastrutture Milano Cortina rivestirà il ruolo di commissario straordinario per l’esecuzione di alcuni interventi necessari  allo svolgimento di Giochi Olimpici 2026.

Per il 2025 è previsto lo stanziamento di 5, 25 milioni di euro per la Federazione Sportiva nazionale – ACI.

 

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censimento autovelox

Censimento autovelox: cosa prevede il decreto attuativo Censimento autovelox: emanato il decreto del MIT che attua il comma 3 bis dell'articolo 5 del DL infrastrutture

Censimento autovelox: il decreto attuativo del MIT

Il Decreto MIT n. 305 del 18 agosto 2025, che attua il comma 3 bis dell’articolo 5 del decreto infrastrutture n. 73/2025 convertito dalla Legge n. 105/2025 (testo coordinato in GU) disciplina il censimento degli autovelox e di tutti i sistemi di rilevazione della velocità in Italia.

L’obiettivo del provvedimento è di imporre agli enti e alle amministrazioni da cui dipendono gli organi di polizia stradale di comunicare i dati relativi a questi dispositivi per garantirne l’uso legittimo.

Censimento autovelox: il ruolo della piattaforma telematica

Il decreto stabilisce la creazione e il funzionamento di una piattaforma telematica per la trasmissione dei dati. Questa piattaforma, gestita dalla Direzione Generale per la Motorizzazione, è il canale ufficiale attraverso cui le amministrazioni comunicano i dettagli degli autovelox in loro possesso.

Modalità di comunicazione dei dati

Per poter utilizzare legalmente i dispositivi di rilevazione, gli enti devono compilare e trasmettere un documento digitale tramite la piattaforma, inserendo una serie di informazioni dettagliate:

  • denominazione e codice dell’ente;
  • codice catastale (se applicabile);
  • estremi del decreto di approvazione del dispositivo;
  • tipo, marca, modello, versione e numero di matricola dell’apparecchiatura.

Qualsiasi variazione successiva a questi dati deve essere tempestivamente aggiornata con una nuova comunicazione, che andrà a sostituire la precedente. L’accesso alla piattaforma avviene tramite il Portale dell’Automobilista o il Portale del Trasporto, utilizzando credenziali specifiche.

Pubblicazione e validità dei dati

I dati trasmessi e validati vengono pubblicati sul portale istituzionale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Questa pubblicazione rende l’elenco dei dispositivi legittimamente impiegati accessibile al pubblico, garantendo trasparenza e legalità. L’uso dei dispositivi non registrati sulla piattaforma e non pubblicati sul portale ministeriale non è legittimo.

Il decreto entra in vigore dal giorno della sua pubblicazione, ma l’obbligo di comunicazione dei dati diventa effettivo sessanta giorni dopo la data di avvio operativo della piattaforma, che verrà stabilita con un provvedimento successivo del Direttore Generale per la Motorizzazione.

 

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condono contributivo

Pensioni: condono contributivo per le PA Condono contributivo: la circolare INPS n. 118/2025 spiega alla Gestione pubblica come assolvere gli obblighi contributivi fino al 31.12.2004

Condono contributivo per le PA

Condono contributivo per le Pubbliche Amministrazioni. Con la circolare n. 118 del 12 agosto 2025, l’INPS ha introdotto importanti novità per le Pubbliche Amministrazioni in materia di adempimenti contributivi, in attuazione della Legge di Bilancio 2024. L’obiettivo è risolvere le criticità storiche legate ai contributi anteriori al 2005, semplificando le procedure e portando certezza per i dipendenti pubblici.

A partire dal 1° ottobre 2025, per i periodi di paga fino al 31 dicembre 2004, le Pubbliche Amministrazioni che trasmettono le denunce mensili sono considerate in regola con gli obblighi contributivi, senza dover versare i contributi mancanti. L’applicativo Nuova PAssWeb sarà progressivamente dismesso, e l’aggiornamento delle posizioni assicurative avverrà esclusivamente tramite flussi di denuncia UNIEMENS/ListaPosPA. A tal fine, sarà introdotto un nuovo strumento che genererà automaticamente i flussi precompilati.

Questa sanatoria riguarda esclusivamente le Pubbliche Amministrazioni elencate nel d.lgs. 165/2001 (come Stato, Regioni, Comuni, scuole, università, ASL), escludendo gli enti di natura privata.

Effetti su pensioni, TFS e TFR

La regolarizzazione dei contributi produce effetti diretti sulle pensioni, TFS (Trattamento fine Servizio) e TFR (Trattamento fine rapporto) dei lavoratori. A seconda delle variazioni retributive che emergeranno dalle nuove denunce, l’INPS potrà ricalcolare le prestazioni già erogate.

Per le pensioni già liquidate, se le nuove denunce comportano una riduzione dell’assegno, l’INPS può intervenire solo se non sono trascorsi più di 3 anni dalla comunicazione del provvedimento. In questo caso, correggerà l’importo e chiederà il recupero delle somme pagate in eccesso alle amministrazioni responsabili dell’errore. Se sono trascorsi più di 3 anni, la pensione non verrà modificata, ma l’INPS potrà comunque richiedere il recupero degli importi indebitamente versati alle amministrazioni.

Viceversa, se le denunce portano a una pensione più alta, l’INPS la aggiornerà e pagherà gli arretrati solo se il provvedimento è stato comunicato da meno di 3 anni. Oltre tale termine, la pensione non potrà essere modificata né verranno pagati gli arretrati.

Anche i trattamenti di fine servizio/rapporto (TFS/TFR) possono essere ricalcolati in base alle nuove denunce, con possibilità di recuperare le somme versate in eccesso.

 

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antiriciclaggio

Antiriciclaggio Terzo settore Antiriciclaggio Terzo settore: obblighi estesi anche agli enti no profit dal Dl Economia n. 95/2025 convertito dalla legge 118/2025

Antiriciclaggio cos’è

Prima di entrare nell’argomento dell’antiriciclaggio Terzo settore ricordiamo che l’antiriciclaggio in generale può essere definito come l’insieme delle attività e delle procedure che le istituzioni finanziarie e altri soggetti regolamentati attuano per prevenire e contrastare il riciclaggio di denaro sporco. Il riciclaggio mira infatti a nascondere l’origine illecita dei fondi, l’antiriciclaggio agisce in senso opposto. Il suo scopo principale infatti  consiste nel rendere l’operato dei criminali non redditizio e rischioso, rendendo impossibile la trasformazione del “denaro sporco” in “denaro pulito” nel sistema economico. L’antiriciclaggio è quindi il sistema di protezione del mondo finanziario, progettato per agire come una barriera contro il denaro proveniente da attività criminali, garantendo l’integrità e la legalità dell’economia globale.

Dl Economia: antiriciclaggio Terzo settore

Il Decreto Legge n. 95/2025, meglio noto come “Decreto Economia”, così come convertito dalla legge n. 118/2025 segna al riguardo un cambiamento epocale per gli Enti del Terzo settore.

Gli ETS infatti vengono formalmente inclusi tra i soggetti vigilati nella lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Questa novità, in linea con le direttive europee e le raccomandazioni internazionali del Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale, risponde all’esigenza di evitare che il no profit venga usato come canale per operazioni illecite. Il decreto riconosce un ruolo centrale al Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF). Esso diventa infatti il punto di contatto per le richieste internazionali e per il coordinamento delle iniziative di monitoraggio.

Obblighi operativi e documentali: più trasparenza e solidità

Anche gli ETS sono quindi tenuti a rispettare una serie di obblighi operativi e documentali che devono essere proporzionati alla dimensione dell’ente e che comportano responsabilità dirette per gli amministratori, con possibili sanzioni amministrative e penali in caso di mancata conformità.

L’adeguamento a queste nuove regole è sicuramente una sfida, ma anche un’opportunità per gli ETS. La maggiore trasparenza può rafforzare la loro credibilità, facilitare l’accesso a fondi pubblici e privati e proteggerli da infiltrazioni. A tale fine, gli enti possono adottare modelli organizzativi interni (es: manuali antiriciclaggio e sistemi di gestione del rischio) e affidarsi a consulenti specializzati. Investire nella conformità normativa significa infatti evitare sanzioni e garantire la solidità futura dell’organizzazione.

 

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