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Decreto riscossione: fino a 10 anni per saldare le cartelle Il decreto riscossione, che ha ricevuto l’ok definitivo del CdM prevede il discarico automatico, il riaffidamento e nuove forme di dilazione

Decreto riscossione: cosa prevede

Il 3 luglio 2024 il Consiglio dei Ministri ha approvato in sede di esame definitivo il decreto legislativo che interviene sul sistema della riscossione per mettere ordine. Il provvedimento si è reso necessario a causa dei 1.200 miliardi di euro di debiti fiscali ancora da riscuotere. Lo schema del decreto, composto da 19 articoli, tocca diversi aspetti dell’attività di riscossione, dalla pianificazione agli adempimenti, dal discarico automatico al riaffidamento degli incarichi.

Tra le misure più importanti del decreto, che fa parte della più ampia riforma fiscale, ci sono gli articoli dedicati al discarico, al riaffidamento e alle nuove dilazioni di pagamento. Degne di nota sono però anche le disposizioni in materia di riscossione nei confronti dei coobbligati solidali e di  compensazione tra rimborsi e importi iscritti a ruolo. Vediamo le misure principali del decreto destinate a incidere maggiormente sui contribuenti.

Attività di riscossione: pianificazione annuale

L’attività di riscossione, anche in base a logiche di raggruppamento dei crediti per codice fiscale, dovrà essere pianificata annualmente. Da questa previsione però non dovranno derivare nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica.

Dal 1° gennaio 2025 gli adempimenti a carico dell’agente di riscossione prevedono il tempestivo tentativo di notifica della cartella e degli altri interruttivi della prescrizione. Nell’attuare detti adempimenti l’agente deve conformare la sua attività al piano annuale ed entro la fine di ogni mese deve trasmettere all’ente creditore le informazioni relative allo stato delle procedure di riscossione del mese precedente.

Discarico automatico e differimento

Le quote affidate all’Agenzia a partire dal 1° gennaio 2025 e non riscosse verranno discaricate in modo automatico al 31 dicembre del 5° anno successivo rispetto all’affidamento, anche se l’agente può comunicare il discarico anticipato all’ente creditore se le quote sono relative a fallimenti o liquidazioni giudiziali e se, previa verifica telematica, il debitore non ha beni su cui rivalersi (tuttavia se l’ente creditore entro il 5° anno successivo all’affidamento rilevi la presenza di nuovi elementi reddituali o patrimoniali da aggredire  allora può riaffidare l’incarico della riscossione all’Agenzia, sempreché il diritto non sia caduto in prescrizione).

Il decreto prevede l’esclusione provvisoria dal discarico automatico delle quote affidate dal 1° gennaio 2025:

  • se al 31 dicembre del quinto anno successivo rispetto a quello di affidamento la riscossione è sospesa o pendono ancora procedure esecutive o concorsuali;
  • se nel periodo compreso tra la data di affidamento e il 31 dicembre del quinto anno successivo sono stati presi accordi nel rispetto di quanto stabilito dal codice della crisi o sono intervenute dilazioni, agevolazioni o si sono verificati l’inadempimento, la revoca o la decadenza dal beneficio o se, tra data di affidamento il 31 dicembre e il quinto anno successivo, la riscossione è stata sospesa per 18 mesi. Queste quote, al 31 dicembre del quinto anno successivo rispetto all’affidamento, sono discaricate automaticamente.

Carichi riaffidati

Poiché il credito è valido fino allo scadere del termine di prescrizione che decorre dall’ultimo atto di interruzione notificato in data anteriore al discarico automatico, l’ente creditore può decidere di gestirlo autonomamente, di affidarlo in concessione a soggetti privati o di riaffidarlo per la durata di due anni all’agente della riscossione nazionale. Il riaffidamento, in questo caso, avviene solo se il debitore presenta nuovi e significativi elementi di natura reddituale o patrimoniale.

Nuove regole per le dilazioni di pagamento

L’agente della riscossione, se il debito è inferiore o pari a 120.000 euro, può concedere le seguenti dilazioni di pagamento:

  • fino a 84 rate mensili e se la richiesta del contribuente viene presentata nel 2025 e nel 2026;
  • fino a 96 rate se le richiesta viene presentata nel 2027 e nel 2028;
  • fino a 108 rate se la richiesta di dilazione è inoltrata a partire dal 1° gennaio 2029.

In presenza di una temporanea, obiettiva e documentata situazione di difficoltà (malattia propria o dei familiari, cessazione della attività) la dilazione segue le seguenti regole:

  • se il debito supera i 120.000 euro la dilazione massima prevede 120 rate e non rileva la data di presentazione dell’istanza;
  • se invece il debito è inferiore o pari a 120.000 euro allora le rate vanno da un minimo di 85 a un massimo di 120 se l’istanza è stata presentata nel 2025 e nel 2026; da 97 a 120 rate per le domande presentate nel 2027 e 2028; da 109 a 120 se le richieste sono state presentate dal 1° gennaio 2029.
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