Il giurista risponde, Penale

Aggravante ad effetto speciale ed aggravante comune La circostanza aggravante ad effetto speciale di cui all’art. 628, comma 3, n. 3 quinquies c.p. può concorrere con l’aggravante comune di cui all’art. 61, comma 1, n. 5, c.p.?

Quesito con risposta a cura di Silvia Mattei, Consuelo Nicoletti e Francesca Ricci

 

In tema di concorso tra circostanze, l’aggravante di cui all’art. 628, comma 3, n. 3quinquies, c.p. non può concorrere con quella indicata all’art. 61, comma 1, n. 5, c.p. atteso che la prima è legata al dato anagrafico obiettivo (il superamento dei sessantacinque anni di età) mentre la seconda attiene più genericamente a situazioni o condizioni anche personali tali da ostacolare la privata difesa; pertanto, onde evitare l’addebito plurimo di un accadimento circostanziale, occorrerà applicare la disposizione di cui all’art. 68 c.p. – Cass., sez. II, 27 gennaio 2023 n. 3496.

Con la pronuncia in commento la Suprema Corte è stata investita della questione inerente alla possibilità di un duplice riconoscimento della circostanza aggravante ad effetto speciale di aver commesso il fatto nei confronti di persona ultrasessantacinquenne ex art. 628, comma 3, n. 3quinquies, c.p. e dell’aggravante ad effetto comune di aver profittato delle circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o la privata difesa di cui all’art. 61, comma 1, n. 5, c.p. in capo al ricorrente condannato in primo ed in secondo grado per i delitti di rapina aggravata, lesioni gravi, furto pluriaggravato, furto con strappo, indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti, tutte condotte avvinte dal vincolo della continuazione.

Avverso il provvedimento di secondo grado è stato proposto ricorso per vizio di motivazione e violazione della legge penale e processuale penale, avendo la Corte distrettuale rigettato immotivatamente la richiesta di disapplicazione dell’aggravante ad effetto speciale di cui all’art. 628, comma 3, n. 3quinquies c.p. ritenuta secondo l’argomentazione difensiva una mera duplicazione dell’aggravante comune di cui al n. 5 dell’art. 61, comma 1, c.p. in ragione della medesimezza della condotta contestata in concreto all’imputato.

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso fondato in quanto la medesima circostanza di fatto (l’età della vittima superiore a sessantacinque anni) ha determinato nel caso di specie una duplicazione di effetti ingravescenti: infatti, il giudice di prime cure, con argomenti poi confermati dalla Corte territoriale, ha ritenuto che la sopracitata condizione obiettiva della vittima integrasse gli estremi di entrambe le aggravanti contestate, determinato una ingravescenza della pena applicata in concreto rispetto al più mite trattamento sanzionatorio che sarebbe potuto derivare dall’assorbimento dell’una circostanza nell’altra ovvero rispetto al diverso esito del giudizio di bilanciamento tra circostanze di segno diverso (venendo a cadere il divieto normativo).

Orbene, secondo la Suprema Corte, le due circostanze aggravanti non possono in concreto concorrere in quanto l’aggravante di cui all’art. 628, comma 3, n. 3quinquies, c.p. è legata al dato anagrafico obiettivo (il superamento di sessantacinque anni di età) mentre quella indicata all’art. 61, comma 1, n. 5, c.p. attiene più genericamente a circostanze anche personali tali da ostacolare la privata difesa (nel caso di specie, apprezzata dai giudici limitatamente all’età senile ed alla conseguente debolezza fisica della persona offesa). Pertanto, si dovrà fare ricorso alla disciplina di cui all’art. 68 c.p. secondo la quale “salvo quanto disposto nell’art. 15 c.p., quando una circostanza aggravante comprende in sé un’altra circostanza aggravante, ovvero una circostanza attenuante comprende in sé altra circostanza attenuante, è valutata a carico o a favore del colpevole soltanto la circostanza aggravante o la circostanza attenuante, la quale importa, rispettivamente, il maggior aumento o la maggior diminuzione di pena” (nel caso di specie, dovrà trovare applicazione la sola circostanza aggravante di cui al comma terzo dell’art. 628 c.p. in quanto ad effetto speciale e dotata di un effetto sanzionatorio più grave).

In conclusione, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla circostanza aggravante di cui all’art. 61, comma 1, n. 5, c.p., ritenuta assorbita nella circostanza aggravante ad effetto speciale contestata, con rinvio ad altra sezione della Corte territoriale per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio.

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