Il giurista risponde, Penale

Art. 2 c.p. e metodo mafioso Qual è la portata dell’art. 2 c.p. in relazione alle modifiche del regime di procedibilità disposta dalla L. 4 maggio 2023, n. 60, per i reati aggravati dal “metodo mafioso”?

Quesito con risposta a cura di Gaya Carbone, Beatrice Lo Proto e Antonino Ripepi

 

Il regime di procedibilità d’ufficio per i reati aggravati dall’art. 416bis.1 c.p., introdotto dalla L. 24 maggio 2023, n. 60, non può produrre effetti sui fatti commessi prima della sua entrata in vigore. – Cass. VI, 8 agosto 2023, n. 34518.

La pronuncia in esame si esprime in merito all’applicabilità dell’art. 2 c.p. in caso di mutamento nel tempo del regime di procedibilità, con particolare riferimento alla procedibilità d’ufficio dei reati aggravati dal “metodo mafioso”, novità introdotta dalla L. 24 maggio 2023, n. 60.

L’art, 1. comma II, della legge in parola, entrata in vigore il 16 luglio 2023 e recante “norme in materia di procedibilità d’ufficio e di arresto in flagranza”, esclude la procedibilità a querela in presenza di determinate aggravanti, tra le quali quella del metodo mafioso, prevista dall’art. 416bis.1 c.p.; l’intervento legislativo è realizzato aggiungendo al citato articolo del codice penale un ultimo comma, ai sensi del quale “per i delitti aggravati dalla circostanza di cui al primo comma si procede sempre d’ufficio”.

Nel caso al vaglio della Suprema Corte, gli imputati avevano proposto ricorso per cassazione deducendo l’improcedibilità per difetto di querela in ordine al reato di cui all’art. 393 c.p., benché aggravato dall’art. 416bis.1 c.p.; la persona offesa, invero, aveva sporto denuncia-querela dopo i tre mesi previsti dalla legge rispetto al fatto e, secondo i ricorrenti, la contestazione dell’aggravante, sia al momento del fatto che in quello della decisione, non incideva sulla procedibilità del reato.

La Cassazione, accogliendo il ricorso e disponendo l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, aderisce all’orientamento della giurisprudenza di legittimità che risolve positivamente il problema dell’applicabilità dell’art. 2 c.p. in caso di mutamento nel tempo del regime della procedibilità a querela alla luce della natura mista, sostanziale e processuale, di tale istituto, che costituisce nel contempo condizione di procedibilità e di punibilità.

Il principio dell’applicazione della norma più favorevole al reo, infatti, opera non soltanto al fine di individuare la norma di diritto sostanziale applicabile al caso concreto, ma anche in ordine al regime della procedibilità che inerisce alla fattispecie, essendo inscindibilmente legata al fatto come qualificato dal diritto.

L’intervento normativo che ha introdotto un regime di maggiore afflittività per chi commette reati aggravati ex art. 416bis.1 c.p. opera con esclusivo riferimento a condotte poste in essere dopo la sua entrata in vigore, sicché la modifica in peius del regime di procedibilità non può produrre effetti su preesistenti situazioni, la cui perseguibilità e punibilità erano rimesse alla volontà della persona offesa dal reato.

 

PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI
Conformi:    Cass., sez. II, 9 gennaio 2020, n. 14987; Cass., sez. II, 17 aprile 2019, n. 21700
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